Gli effetti del surriscaldamento globale

I recenti eventi atmosferici estremi sono dovuti ai cambiamenti climatici? E’ stato un argomento molto dibattuto dopo i temporali e gli allagamenti degli ultimi mesi. Ma la risposta non può che essere: forse. Ci sono sempre state anomalie meteorologiche: i primati sono sempre stati infranti.

Attribuire questi eventi ai cambiamenti climatici è molto dubbio. Il “nastro trasportatore” di forti temporali che nell’inverno scorso ha attraversato l’Atlantico e ha colpito l’Europa del Nord era provocato da una corrente a getto insolitamente intensa, cioè il vento ad alta quota che trascina gli eventi atmosferici verso est. La corrente a getto, a sua volta, è provocata dalla differenza di temperatura tra l’aria artica e quella più a sud. Secondo alcuni modelli climatici la corrente a getto potrebbe essere accelerata dal riscaldamento globale, ma secondo altri rallenterebbe. Alcuni scienziati sostengono che in alcuni dei recenti episodi estremi, soprattutto nelle ondate di calore, si ravvisa l’effetto dei cambiamenti climatici. Si ritiene che le temperature altissime in Francia e in Italia nel 2003, che portarono alla morte di forse 70mila persone, sarebbero state del tutto improbabili senza il riscaldamento di fondo dovuto ai cambiamenti climatici provocati 2 dall’uomo. Lo stesso vale per l’ondata di calore del 2010 in Russia, che provocò incendi smog e qualcosa come 15mila morti. Ma trovare nei temporali e nelle precipitazioni un “segnale” inoppugnabile dei cambiamenti climatici di sicuro è più arduo, soprattutto visto che i climatologi sono tuttora incerti sul possibile impatto dei cambiamenti climatici su alcune strutture fondamentali del clima globale, come gli uragani dell’Atlantico, EI Nino e i monsoni asiatici.

Ciò detto, ci sono indizi statistici sempre maggiori del fatto che gli eventi atmosferici si stiano facendo più estremi in tutto il mondo. Ha senso, visto che i cambiamenti climatici consistono in una maggior quantità sia di energia termica chedi umidità nell’atmosfera. Quindi l’opinione più cauta consiste nel considerare che eventi estremi come i temporali dell’inverno scorso siano resi più probabili dai cambiamenti climatici. Il miglior consiglio è probabilmente di prepararsi al peggio.

Quanto si riscalderà mondo nel corso di questo secolo?

Su questo abbiamo le idee ancora vaghe. L’IPCC stima per il riscaldamento globale medio un intervallo tra 15 e 4,5 °C. L’incertezza é dovuta in parte al fatto che nessuno sa che misure adotterà il mondo per interrompere le emissioni dei gas serra che intrappolano il calore, specialmente l’anidride carbonica (CO2), e in parte alle incognite della climatologia. Verosimilmente. le variazioni delle nubi dovute al riscaldamento avranno un effetto sull’aumento di temperatura complessivo. Ma rimangono molte incertezze. soprattutto su come il Pianeta reagirà al riscaldamento. E le differenze negli scenari previsti non sono da poco. Un riscaldamento blando sarebbe problematico, ma letale solo localmente. Un riscaldamento accentuato, invece, potrebbe modificare il clima in aree estese del Pianeta. distruggere ecosistemi come le foreste pluviali, danneggiare le economie e devastare le vite di miliardi di persone. Potrebbe rendere parti della Terra virtualmente inabitabili, tra cui le zone colpite da siccità nell’Africa meridionale, le parti dell’Australia che vedono sempre più spesso temperature che volano sopra i 40″C e molte aree costiere densamente popolateli quadro è complicato perché, dopo trent’anni di forte riscaldamento che ha innalzato le temperature di 0,7 °C, c’è stata urta tregua dal 1998. Attualmente si ritiene che il rallentamento sia dovuto al fatto che gli oceani avrebbero assorbito più calore. Se è cosi, i cicli naturali probabilmente invertiranno presto la tendenza e ci dovremo aspettare un riscaldamento accelerato dopo il 2020 C’è anche un serio rischio che, nel corso di questo secolo, i cambiamenti climatici liberino le riserve naturali di gas serra aumentando il riscaldamento. Alcuni modelli suggeriscono che la foresta pluviale amazzonica si prosciugherà e brucerà, rilasciando miliardi di tonnellate di CO2. Si ritiene che in Artide – dove il riscaldamento è finora stato più forte – buona parte del permafrost fonderà entro il 2100. Così potranno sciogliersi e liberarsi nell’atmosfera grandi quantità di metano congelato, un potentissimo gas serra. Rimangono enormi incertezze sulla probabilità e sulla portata di queste minacce. I politici affermano di voler prevenire i cambiamenti climatici “pericolosi”, intendendo quelli al di sopra dei 2° C. Dato che la CO2, il principale gas serra, si accumula nell’atmosfera nel corso dei secoli, questo corrisponde a dare un limite assoluto alla quantità che mai ne immettemmo nell’aria. L’IPCC ritiene che questo limite siano mille miliardi di tonnellate: siamo già oltre metà e con le tendenze attuali, lo supereremo per il 2040.

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