Le origini del barocco

Il termine «barocco» sembra derivare (ma senza certezze assolute) dallo spagnolo barrueco e dal portoghese barroco che indicano la perla irregolare e scabra (in italiano «scaramazza») o anche da baroco che designava un sillogismo artificioso della filosofia scolastica medievale, ossia un ragionamento confuso e impuro. In ogni caso la parola esprime un giudizio negativo, che si è venuto attenuando soltanto con la fine dell’Ottocento e il Novecento: oggi il Seicento è stato esaminato storicamente e rivalutato nei suoi effettivi valori, nelle sue luci e nelle sue ombre. E tuttavia, mentre altre parole — come «gotico», per esempio — hanno ormai perduto tutta la loro forza negativa, il termine «barocco», almeno nel linguaggio comune, è ancora usato come sinonimo di artificialità, di povertà spirituale, di assenza di equilibrio e di buon gusto. E perciò un termine che possiamo adoperare per indicare l’arte del periodo corrispondente approssimativamente al XVII secolo e ai pi imi decenni del XVIII, purché lo si usi in un’accezione rigorosamente storica priva cli ogni sottinteso spregiativo.
Il XVII secolo ha inizio con due eventi profondamente diversi l’uno dall’altro, ma altrettanto importanti per capirne le caratteristiche fondamentali: la condanna a morte di Giordano Bruno e la nascita a Firenze del melodramma. La prima è la conseguenza della Controriforma con la riaffermata superiorità del magistero religioso della chiesa, per la quale pagheranno in prima persona molti nomini illustri, da Galileo a Fra Paolo Sarpi, a Tommaso Campanella. Il teatro musicale, che, da Firenze, prolifererà un po’ ovunque, a Mantova, a Venezia e perfino a Roma, è il mezzo espressivo piú adeguato al ‘600, non tanto il teatro in prosa, che parla alla ragione, quanto quello musicale che parla principalmente ai sentimenti. La musica infatti, perché svincolata dalle leggi che regolano l’espressione logica del pensiero, come accade invece nel discorso, e svincolata anche dall’imitazione della natura, come accade nelle arti visive (e, soprattutto, accadeva in quest’epoca a causa delle note teorie rinascimentali), agisce sull’inconscio prima ancora che sull’intelletto, dando alle parole del testo teatrale cui si unisce il potere di suscitare un’infinita gamma di reazioni psicologiche nello spettatore.

La comunicazione dello stile barocco

E, poiché comunica con una vasta massa di persone, poste anche a distanza, esige ampiezza di gesti, altisonanza vocale, enfasi oratoria trascinante. Caduto il mito rinascimentale della superiorità della ragione per conquistare la verità divina, anche le arti visive sempre piú si fanno teatrali, sia che vogliano far «sentire» ai fedeli raccolti in chiesa quelle stesse verità che non Possono dimostrare attraverso la chiarezza della prospettiva razionale, sia che indaghino sulla drammatica realtà dell’uomo contemporaneo. Soltanto considerando questa realtà, in un’epoca ricca di contrasti, ove allo sfarzo della nobiltà si oppone la miseria dei poveri, in un’Italia definitivamente soggetta al po-tere politico spagnolo e a quello spirituale del papa, in un’Europa dilaniata da lunghe guerre, soltanto considerando l’importanza della teatralità come mezzo di comunicazione, si può capire storicamente l’arte del Seicento. La parola «barocco», infatti, è stata inventata nel secolo successivo per contrappone l’enfasi, l’esagerazione, l’oratoria del Seicento, che appariva esteriore, vuoto di contenuti, banalmente ricco, alla razionalità illuminista.
Il barocco è la contini ‘azione logica del manierismo, che ne è la premessa. Se questo esprime la crisi della società rinascimentale, l’angoscia del dubbio, l’urto fra la Riforma protestante e la Controriforma cattolica, il barocco è l’arte del trionfo controriformista e dell’assolutismo sovrano, sia quello papale a Roma, sia quello monarchico in Francia o in Spagna; ma è anche l’arte dell’introspezione psicologica dell’uomo, l’espressione del suo dramma. Il barocco è un fenomeno europeo, diffuso, in seguito all’evangelizzazione delle colonie, nell’America latina, differenziato a seconda delle realtà sociali e culturali delle varie nazioni, ed è un fenomeno soprattutto cattolico. Perciò la sua origine è essenzialmente italiana e il suo centro maggiore è Roma, da dove si irradia nel resto d’Italia e in tutta Europa. Il barocco, pur nelle varietà regionali o nazionali, è contraddistinto dal movimento grandioso e pluridirezionale delle masse, dall’audacia degli scorci prospettici, dai contrasti fra le ombre dense e le luci improvvise. Bisogna inoltre tenere presente che, pur restando l’impostazione teatrale comune a tutta l’epoca, al barocco inteso come espressione della maestà della chiesa si contrappone la tendenza di alcuni artisti (primo fra tutti Caravaggio) a interpretare con immediatezza la realtà dell’uomo e il suo dramma esistenziale, mentre continua anche un certo filone classicheggiante.
Nel 1559, con la Pace di Cateau-Cambrésis, hanno termine le lunghe guerre, in gran parte combattute in Italia, fra la Francia da un lato e gli Asburgo di Spagna e di Austria dall’altro lato. Questi ultimi risultano ormai vincitori ed ottengono il dominio, diretto o indiretto, di buona parte degli stati italiani. Fra quelli direttamente sottoposti alla Spagna citiamo: il ducato di Milano, il regno di Napoli, il regno di Sicilia, il regno di Saniegna, lo stato dei Presidi (il territorio posto lungo la costa mediterranea della repubblica di Siena, ormai caduta in mano a Firenze). Ma anche gli stati italiani indipendenti (il granducato di Toscana, la repubblica di Genova, le signorie dei Gonzaga a Mantova, dei Farnese a Parma e così via), per una ragione o per l’altra, sono in qualche modo vincolati alla Spagna. Il papato stesso, pur autonomo sotto molti punti di vista, è costretto a tenere presente il peso determinante della politica spagnola. La sola Venezia mantiene la sua indipendenza, soprattutto perché la Spagna adesso trova utile ai propri interessi la lotta che la gloriosa repubblica va conducendo da secoli contro i turchi. Ha inizio pertanto, per gli stati italiani, un lungo periodo di decadenza politica, riscattata tuttavia dall’importanza delle conquiste culturali, sia in campo artistico che in campo scientifica

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