Il termine barocco viene usato normalmente per indicare quel particolare movimento artistico-letterario sorto alla fine del Cinquecento come reazione alle forme classiche fino allora dominanti. Tale termine è particolarmente riferito alle sole arti figurative, mentre per le forme letterarie è entrata nell’uso, già nel secolo scorso, la voce secentismo. La parola barocco, che in pratica non è altro che un termine usato nella filosofia scolastica, è venuta ad assumere un significato dispregiativo, soprattutto da quando, dopo l’avvento del neoellenismo e del neoclassicismo in genere, la fantasia barocca fu ritenuta fastosa ed enfatica espressione, priva di contenuto, pura forma decorativa. Oggi, salvo s’intende le debite eccezioni per i casi particolari, non è piú accettabile in linea di massima la definizione del Milizia (1797) di barocco è il superlativo del bizzarro, l’eccesso del ridicolo», ma si tende piuttosto a far proprio quanto il Croce (1929) ha espresso al riguardo, che il barocco consiste in un a sostituire la verità poetica e l’incanto che da essa si diffonde, con l’effetto dell’inaspettato e dello stupefacente, che eccita, incuriosisce, sbalordisce e diletta mercé la particolare forma di scotimento che produce».

L’eccentricità e la bellezza dell’arte barocca

Se lo scopo primo del barocco è uno, il rigetto cioè delle forme classiche cinquecentesche, in realtà le sue cause ed effetti sono molteplici. Innanzi tutto la logica spon-tanea reazione al manierismo, talvolta fine a se stesso, legato agli schemi tradizionali della grande triade pittorica italiana, poi la posizione vittoriosa della Chiesa nella lotta contro i Riformati, attraverso la compagnia di Gesú che di questa battaglia è stata la principale esponente, e di conseguenza una maggiore e piú ricca libertà di costumi, dopo il tentativo di annullare l’austerità luterana con una piú acuta serietà in tutte le forme della vita cattolica. Per quanto invece riguarda gli effetti dell’arte barocca, è evidente che, come dalle forme rinascimentali, ispirate all’arte classica, derivò una forma artistica che si limitava alla pura e semplice superficialità formale senza, per incapacità o trascuratezza, penetrarne il contenuto, cosi dalla logica, primitiva reazione del barocco si passò ad un’ampollosità di espressione, ad un abuso stucchevole che, se pur di alto valore in funzione ornamentale, cessa assai presto di poter essere considerata valida forma d’arte.

Comunque non si deve parlare di crisi nel campo artistico durante l’epoca barocca, perché accanto a supini imitatori sorgono figure profondamente capaci che conducono in ogni campo alle maggiori conquiste dell’arte moderna.

La pittura barocca reagisce alle forme deteriori dei discepoli dei grandi maestri non solo attraverso l’eclettismo dei Carracci, decorativi e scenografi avanti tutto, che tuttavia portò, attraverso s’intende contatti locali ben definiti, ad una tradizione pittorica che non fu soltanto limitata all’Italia, ma si diffuse ovunque per mezzo dei suoi piú validi rappresentanti, ma soprattutto attraverso la tradizione caravaggesca, per la quale il ritorno alla natura non è che un pretesto, sia pur valido, mentre quello che maggiormente conta è l’introduzione dell’elemento luce, elemento scenografico anch’esso in un certo senso, ma che crea il perno intorno al quale ruoterà la pittura successiva. Da una parte e dall’altra comunque grandi artisti si affermano, dal Tiepolo al Correggio, dal Rubens al Vermeer, dal Ribera allo Zurbaran, al Murillo, al Guercino, per non citare che i nomi che piú prepotentemente premono alla memoria. La stessa negazione della barbarie barocca si può avere dall’osservare il campo della scultura, anche se qui maggiormente si può notare il valore decorativo dell’arte non piú fine a se stessa, ma profondamente legata all’architettura, talora sostitutiva della pittura per quel carattere profondamente pittorico che gli artisti barocchi sapevano infondere al soggetto, attraverso l’agitazione fantasiosa e decorativa, accresciuta dall’intelligente uso di marmi policromi. di stucchi dorati, dall’avvicinamento studiato delle piú diverse materie, dal marmo al bronzo, alla pietra, al ferro.

L’architettura barocca

Il valore decorativo dell’arte barocca è ancora piú evidente nelle arti industriali, specie nel mobilio, nella ceramica, nelle arti dei metalli, attraverso l’istituzione di un ornato fantasioso, tutto fogliami, volute, cartigli, in un gioco mirabilmente chiaroscurale, tonale, in una freschezza d’inventiva che nega, sebbene talvolta gli eccessi siano evidenti, il tradizionale significato deteriore che al termine barocco si vuole assegnare. L’architettura barocca, merita pure essa un cenno particolare. Essa infatti è la diretta continuatrice della tradizione rinascimentale, o almeno degli architetti che nel periodo aureo del Rinascimento sono vissuti. Per meglio dire, pur differenziandosi nettamente dall’architettura classica del ‘500, euritmica disposizione di masse, l’architettura barocca — plastico chiaroscuro trasportato di peso dalla scultura rinascimentale — è legata alla tradizione architettonica di Raffaello e specialmente di Michelangelo, che usa condurre i progetti architettonici con il medesimo stile agitato e contenuto nello stesso tempo, che tanta drammaticità ha ricavato dai mezzi pittorici e plastici. L’età barocca per l’architettura ha quindi inizio in pieno Cinquecento, in un distacco già evidente dai canoni schematici della tradizione romana verso un decorativo movimento di masse, non piú contenute in linee fisse, ma articolate in un armonico sbilanciarsi di piani. Accanto alla tradizione michelangiolesca si segnalano le correnti lombarde e venete, negli artefici barocchi del Palladio, del Sansovino, dell’Alessi, del Tibaldi; infine il Vignola, con la chiesa romana del Gesú (1568), afferma prepotentemente il nuovo stile. A lui si accompagnano il Maderna, il Bernini, il Borromini, spinti da una fantasia decorativista che spesso annulla il distacco che sta alla base dell’architettura e della scultura. Fuori Roma si affermano altri artisti, il Longhena a Venezia, il Bianco a Genova, il Guarini e lo Juvara a Torino. La reazione all’architettura barocca fu conseguentemente anticipata come lo era stata la sua origine; le forme permangono barocche, talvolta persino rococò, ma raffreddate da un senso già anticipatore di una piú sentita dignità classica, come si può notare nelle costruzioni settecentesche ‘del Fuga e del Vanvitelli. La Francia continua, nell’architettura religiosa, ad ispirarsi alle forme italiane la cui influenza si risente anche nell’architettura civile, sebbene questa rispetti le tradizioni locali. Ma ovunque l’architettura italiana è presente, sia che si tratti di un apporto diretto, sia di una reminiscenza visiva e di un contatto prettamente avvertibile. In Spagna, accanto al Crescenzi, allo Juvara, sono gli italianizzanti Herrea del Mozo, Rodriguez, Churriguera, in Portogallo il Nazodi, in Belgio i ricordi del Palladio e del Longhena nelle opere del Rubens e del Coeberger, nei Paesi Bassi i De Keyser e il De Campen. Il Bibbiena ed altri di minor fama imposero il barocco italiano in Austria, accanto agli artisti locali, ritentre altri architetti indirizzavano con le opere loro il gusto degli artisti di Polonia, Boemia, Germania, dove la presenza delle forme architettoniche dei palazzi e delle chiese romane è facilmente valutabile in ogni costruzione. Lo stesso avviene in Inghilterra dove il Jones si ispira al Palladio, e il Wren, nella cattedrale di S. Paolo, riecheggia la grandiosità della basilica di S. Pietro a Roma.

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