La nuova terapia che promette grandi speranze ai malati di Alzheimer si chiama Beta Amiloide.

La nuova ricerca che punta a sconfiggere l’Alzheimer

E’ ormai diventata la madre di tutte le battaglie nella ricerca ed è al centro dello sviluppo di nuovi farmaci. La popolazione che invecchia e quindi le percentuali di pazienti che potenzialmente se ne ritrovano affetti richiedono delle terapie che siano almeno in grado di arrestare in qualche modo quello che è stato ribattezzato come ‘il male che ti ruba l’anima’. Spesso non se lo chiedono neppure loro perchè non sono in grado di farlo ma i loro mariti, figli e amici. Si tratta del popolo silenzioso e sovrano dei caregiver provato da decenni di insuccessi. In burn-out riguarda però anche l’industria che, nello stesso periodo, ha letteralmente bruciato oltre 30 miliardi di dollari per trovare una cura che ancora non c’è. La speranza per tutti si chiama la teoria della Beta Amiloide. L’essenza di questa teoria è che i depositi celebrali di proteina beta amiloide inizino a formarsi e ad organizzarsi in placche decenni prima della comparsa dei sintomi e che siano responsabili di una cascata di eventi patologici che conducono alla formazione della seconda alterazione celebrale riscontrata in pazienti malati di Alzheimer;  ovvero i grovigli di proteina tau. Su questa teoria l’industria ha scommesso tutto e sta sviluppando molecole ad altissima tecnologia: anticorpi diretti verso frammenti tossici di beta amiloide e inibitori dell’enzima che processa la proteina precursore dell’amiloide. Ma non solo, la diagnosi di Alzheimer, basata su segni e sintomi della demenza, fino al 2007, poteva essere confermata solo dall’autopsia, oggi esiste un’indagine radiologica nucleare che è in grado di visualizzare i depositi di proteina beta amiloide in vivo, anche quando i sintomi non ci sono. Ma qualcuno, tra i grandi neurologi e ricercatori mondiali inizia a mormorare che l’ipotesi iniziale, la teoria che ha mosso tutto questo, sia fondamentalmente sbagliata. La sfida si è dunque spostata ad un altro livello, perchè è così grande e così importante che non ci si può permettere di perderla. Solo in Italia ci sono oltre 600.000 mila malati, ma senza alcuna certezza che questo numero sia giusto, nel mondo ce ne sono 36 milioni. I governi sono scesi in campo, l’Inghilterra ha lanciato il World Demential Council, un organo consultivo a impatto globale che ha il compito di fare previsioni sugli investimenti e di calcolare le conseguenze di una potenziale terapia dell’Alzeheimer sui sistemi sanitari nazionali. Tutte le agenzie regolatorie del mondo sono impegnate a fare squadra, con i governi, con i pazienti, con i caregiver, con i ricercatori pubblici e privati, perchè l’unica cosa certa è che per battere la solitudine provocata dall’Alzeheimer, in tutti quelli che questa malattia semplicemente sfiora, non basta essere molti, bisogna esserci tutti.

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