Come nasce l'influenza?

Ecco in che modo uno dei malanni più diffusi riesce a farsi beffa del sistema immunitario. Il virus dell’influenza infetta ogni anno un numero impressionante di persone: ben cinque milioni nel mondo, trasmettendosi per via aerea da persona a persona attraverso bocciatine di saliva e causando brividi, febbre, mal di gola, rinorrea, cefalea e dolori muscolari.

Come nasce l’influenza?

Il virus gradualmente si trasforma grazie a un processo noto come deriva antigenica: replicandosi, determina errori nei nucleotidi del genoma virale, che inducono minime variazioni nel rivestimento proteico esterno del virus. Poiché il nostro sistema immunitario, per combattere l’infezione, rileva e riconosce proprio queste proteine, quando queste cambiano perde la capacità di identificare il virus, impedendo alle vittime di sviluppare l’immunità. Il patogeno non soltanto apporta lievi ma continue modifiche al proprio genoma e alle proteine, ma, occasionalmente, sviluppa mutazioni radicali: se un ospite viene infettato da più ceppi diversi, che si incontrano all’interno di una medesima cellula, è possibile che i genomi si contaminino a vicenda, producendo, appunto, un nuovo virus influenzale mutante. È un caso raro, che quando però si verifica, dà luogo a nuove, pericolose varianti della malattia: si è scoperto, per esempio, che l’influenza suina che causò la pandemia del 2009 conteneva informazioni genetiche appartenenti a ben quattro diversi virus (uno umano, uno aviario e due appunto tipici dei suini). È anche per questo che è molto difficile riuscire a creare un vaccino universale per tutti i tipi di influenza. Oggi, viene messo a punto ogni anno un vaccino specifico per contrastare la varietà virale in circolazione al momento. L’anno successivo, però, il virus si è ormai trasformato e quel preparato non è più efficace. Tuttavia, nuove ricerche suggeriscono che alcune cellule del sistema immunitario sono in grado di riconoscere proteine residenti nel nucleo virale: queste sono essenziali per le funzioni del microorganismo e mutano molto più lentamente. Se si riusciràa preparare un vaccino calibrato su queste fondamentali proteine, si aiuteranno i linfociti a sviluppare finalmente un’immunità a lungo termine contro l’influenza.

Influenza A, B e C: che differenza c’è?

Esistono diversi tipi di influenze che, in base alle loro caratteristiche. Analizziamo nel dettaglio la differenza tra l’influenza A, B e C:

  1. Influenza A. Gli ospiti naturali dell’influenza A sono volatili acquatici selvatici. La trasmissione ai pollame espone anche gli umani al virus e può determinare infezioni incrociate tra specie. L’influenza spagnola (141N1) del 1918 e l’influenza aviaria (H5N11 del 2004 erano di tipo A).
  2. Influenza B. L’influenza B, invece, preferisce ospiti umani ed è meno comune. Le mutazioni avvengono lentamente, consentendoci di sviluppare l’immunità a questi ceppi, la trasmissione ad altre specie avviene di rado e, quindi, é rara la creazione di nuovi ceppi mutanti in grado di dar luogo a pandemie.
  3. Influenza C. Produce una sintomatologia molto lieve, e molti soggetti adulti ne sono stati infettati in qualche fase della loro esistenza. Si trasmette a umani e suini, ma é molto meno comune delle influenze A e B. Può causare epidemie locali, ma non si trasforma in influenza pandemica.

 

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