La personalità di Leonardo, una delle più complesse nel campo della storia dell’arte, è forse quella che, più di altre, è stata oggetto di studi di ogni genere, suscitando molteplici reazioni come se si trattasse di un essere completamente diverso da ogni altro, anzi addirittura di un mito. Si è scritto e detto tanto di lui, che si è finito con il perdente i conitotat i storici. Certo Leonardo, con la sua infinita varietà di interessi, si presta ad apparire assolutamente straordinario ed irripetibile: è pittore, scultore, architetto, orafo, inimico, scienziato, inventore o, almeno, precursore di molte scoperte successive.

Leonardo: un uomo del suo tempo

Per capirlo veramente, occorre però collocarlo entro il suo àmbito storico, spogliandolo dell’alone mitico che, nel corso dei secoli, gli si è venuto formando attorno. Egli è infatti un UOMO del suo tempo. L’atteggiamento universalistico è fondamentale nel rinascimento: per dominare razionalmente la realtà si deve conoscerla in tutti i suoi aspetti, senza lindi azioni specialistiche, senza preclusimi reverenziali. L’importanza degli studi leonardeschi non è tanto nella vastità, certamente straordinaria, del campo delle sue ricerche, quanto nel capovolgimento totale del metodo. Leonardo non accetta acriticamente i dogmi scientifici tramandati dall’antichità, ma tutto sottopone a verifica. Non accetta l’affermazione che la scienza sia teoria, sia legge astratta: «a me pare afferma testualmente – che quelle scienze siano vane e piene di errori le quali non sono nate dall’esperienza, madre di ogni certezza». Ha inizio con Leonardo quel metodo sperimentale che, quasi un secolo dopo, sarà la base della «scienza nuova» galileiana, per il quale dall’esperienza, dall’osservazione diretta dei fenomeni della natura, si può giungere a stabilire le leggi immutabili che li regolano, comprendendole mentalmente. Anche la «pittura è mentale» perché, dallo studio della realtà, si giunge a conoscerla, a possederla, a capirla («studia prima la scientia, e poi seguita la praticha nata da essa scientia»).

La vita e la prospettiva di Leonardo

Il paese natale poteva offrirgli poco per la sua formazione culturale, anche se è presumibile che fin dai mimi anni egli abbia iniziato, nelle campagne attorno a Vinci, lo studio personale della natura. Forse nel 1469 il padre si trasferisce a Firenze con tutta la famiglia e Leonardo diviene allievo nella bottega del Verrocchio, una delle pin importanti di Firenze nella seconda metà del secolo XV, sia per la possibilità di incontri, di scambi di idee (in essa passano artisti come il Perugino e il Botticelli) sia per l’ampiezza degli studi: il maestro stesso è un ricercatore infaticabile. Leonardo cresce artisticamente in un ambiente ove si insegna a concepire la figura umana, scolpita o dipinta, non inunobile, non isolata, ma inserita nello spazio, liberamente mobile in esso . Il rapporto uomo-spazio, uomo-atmosfera, la continuità inarrestabile del moto di tutte le cose, la loro mutabilità, sono gli elementi che Leonardo cerca di cogliere fin dall’inizio. Probabilmente il primo saggio che possediamo di lui è un celebre disegno datato 1473, rappresentante un paesaggio con una roccia a destra, un castello a sinistra, una pianura sul fondo, forse la Valle dell’Arno. Si osservi come Leonardo usi la linea in modo del tutto diverso dalla tradizione fiorentina: per questa, la linea è la circumscriptione albertiana, ossia è il mezzo per individuare i singoli oggetti contornandoli con un segno ideale continuo e netto; per Leonardo, la linea a piccoli tratti, retti o curvi, serve ad accentrare, ad evocare, a suggerire la presenza degli alberi, dei monti, degli edifici, delle acque, dei campi, non a descriverli; serve a rendere la vastità spaziale. Tutto appare confuso, perchè la nostra percezione visiva non può mettere a fuoco contemporaneamente ogni oggetto, soprattutto se lontano, a causa dell’atmosfera, della cui esistenza Leonardo è cosciente e i cui effetti ha profondamente studiato.

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