I ricordi dell’infanzia in Iraq, la passione per i canali di Venezia e per il Bosforo, il profumo di casa. Luoghi e ispirazioni raccontati dall’archistar Zara Hadid.

Irachena di nascita, ma naturalizzata britannica, Zaha Hadid è stata la prima donna a ricevere l’ambito Premio Pritzker per l’architettura, nel 2004. Progettista bulimica, con 950 cantieri all’attivo in ben 44 Paesi, Zaha è riuscita a portare il suo studio al 45° posto nell’elenco dei più importanti studi di architettura del mondo, mentre lei stessa è salita sul podio delle 100 personalità più influenti del globo. Un’influenza di pensiero e di estetica che si è imposta attraverso le linee sinuose, gli angoli smussati, le geometrie affusolate, le forme tattili delle sue imponenti e spesso poetiche architetture. Personalità eclettica e internazionale, sempre in giro per i cinque continenti, è una grande osservatrice di cose e di uomini.

Il suo rifugio?

Sono sempre in viaggio per lavoro, il mio rifugio è il mio letto dove posso esclusivamente rilassarmi e spegnere tutto per un po. Non devo essere per forza nel mio appartamento di Londra. Per me la casa, il rifugio, è un posto dove sentirsi a proprio agio e stare con gli amici.

Il sapore che la fa sentire a casa?

Le candele di Dyptique. Il viaggio che ha cambiato qualcosa in lei? Da bambina ho fatto un viaggio con la mia famiglia su una piccola barca per visitare alcuni villaggi all’interno delle paludi del sud dell’Iraq e il paesaggio era davvero meraviglioso. C’era questo incredibile flusso tra la sabbia e l’acqua e la fauna selvatica che si estendeva per incorporare gli edifici e le persone. Credo che mi sia rimasto dentro ed è quello che sto cercando di ricreare: catturare quel tipo di soluzione di continuità e di flusso in un contesto urbano per la città contemporanea con i suoi abitanti.

Cosa fa prima di andare a letto?

Guardo rapidamente le e-mail e i messaggi.

L’eleganza in un oggetto?

La natura. Spesso guardiamo e ci ispiriamo proprio alla natura quando creiamo architetture, alla sua coerenza e alla sua bellezza. Le persone mi chiedono perché non ci sono linee rette e perché non esistono angoli di 90 gradi nel mio lavoro. Semplice! Perché la vita non ha la forma di una griglia. Se si pensa a un paesaggio naturale, non è uniforme e regolare, eppure le persone trovano giovamento dal contatto con questi luoghi, perché è naturale ed estremamen-te rilassante. Credo che si possa fare lo stesso in architettura.

Un sogno ricorrente?

Sogno edifici dal design innovativo e penso a come costruirli. Quali accessori ama indossare? I cappotti sono una delle mie stravaganze e quelli creati da Prada sono davvero favolosi.
Il materiale del futuro?

La stampa 3D apre un mondo totalmente nuovo, un universo di possibilità per l’architettura. Offre una maggiore precisione, è molto più economica e sostenibile, con meno materiali di scarto.

Per trovare l’ispirazione?

Trovo la mia ispirazione nella vita, nei paesaggi, nelle persone e nei loro modelli di comportamento.

Che ristorante ci consiglia in Italia?

Il ristorante dell’Hotel Monaco & Grand Canal a Venezia. È un paesaggio davvero unico quello che si gode seduti su quella terrazza.

E altrove?

A Londra consiglio The Wolseley, uno spazio accogliente, ispirato alla grande tradizione dei caffè europei, con un servizio eccellente. Adoro anche Yauatcha e Hakkasan. Il cibo è delizioso!

La camera d’albergo che, durante i suoi viaggi, è riuscita a sorprenderla?

Non è proprio una camera d’albergo, ma la piscina del Kempinski di Istanbul per me è magica. È proprio sul Bosforo, nel centro della città, amo stare seduta sul bordo della piscina e guardare le barche che passano. A Istanbul si percepisce quella miscela unica tra Oriente e Occidente: l’intera città è come un fantastico collage di culture. Le città, lungo i grandi fiumi e corsi d’acqua, mi ricordano la Baghdad della mia giovinezza.

Share.

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.