In geologia, genericamente, ogni cavità naturale sotterranea, qualunque possano esserne l’origine, l’ampiezza, l’estensione in profondità. Piú particolarmente la grotta è costituita da una successione di cavità sotterranee che hanno un certo sviluppo, e in questi casi il termine viene utilizzato al plurale: es. grotte di Castellana (Murge di Bari), grotte di Pertosa (Alburno), grotte di Postumia (Iugoslavia), ecc.

La terminologia speleologica per indicare determinate forme sotterranee, in relazione principalmente con la loro configurazione o con il loro sviluppo in profondità o in lunghezza, è ricca di voci. Ricordiamo le piú comuni: caverna, una cavità singola, talora molto ampia; antro, nicchia, riparo sotto roccia sono cavità meno profonde e talora poco ampie; anfratto è una piccola cavità con andamento irregolare, talora rettilineo, lungo una frattura della roccia; spelonca, cavità poco estesa e priva sovente d’importanti concrezioni cristalline; voragine è una profonda cavità naturale ad ampia ed irregolare sezione; abisso è sinonimo della voce precedente, entrata nell’uso nonostante l’improprietà letteraria; pozzo, una cavità verticale a sezione piú regolare; foiba (Venezia Giulia), grave (Puglia) sono termini locali per indicare cavità verticali, sempre più o meno profonde. Una classificazione veramente indicativa delle cavità naturali sotterranee non può prescindere dalla loro origine e dai processi di genesi (agenti speleogenetici).

È questo, argomento della speleologia, studio scientifico delle cavità sotterranee, che anche in Italia ha raggiunto notevole sviluppo specialmente negli ultimi decenni e che, oltre a considerare i processi di genesi delle cavità naturali sotterranee, indaga sui fenomeni che tuttora si svolgono nelle grotte o che in esse si sono svolti nel lontano passato, fenomeni fisici (ricerche di fisica terrestre, di meteorologia sotterranea, ecc.), biologici (biospeleologia), antropici (insediamento umano trogloditico), ecc.

Diamo qui una elencazione dei principali gruppi di cavità sotterranee secondo la partizione che di esse vien fatta dalla speleologia morfologica. I maggiori trattati dividono le cavità naturali in due grandi gruppi: grotte d’origine primaria e grotte d’origine secondaria.

Tipologie di grotte

Le prime sono dovute essenzialmente a processi costruttivi, le seconde a processi demolitori. I tipi principali dell’uno e dell’altro gruppo sono:

Le grotte d’origine primaria:

  • le grotte vulcaniche, originate nel corso dei processi eruttivi. Sono noti alcuni esempi nelle lave del Vesuvio e dell’Etna;
  • le grotte di deposito travertinoso, costituite nel corso della deposizione di sedimenti calcarei incrostanti, sono cavernosità irregolari e di limitato sviluppo;
  • le grotte di scogliera corallina, si sono formate sull’accumularsi di depositi calcarei di origine organogena in corrispondenza di scogliere ed isole coralline nei mari ed oceani tropicali;
  • le grotte negli accumuli di frana, cavità irregolari rimaste nel caotico ammassarsi di grossolano sfasciume roccioso soprattutto lungo i versanti e alle falde di rilievi montuosi.

Le grotte di origine secondaria:

  • le grotte di frattura, corrispondenti all’ampliamento di litoclasi, in rocce sedimentarie (calcari e dolomie) e in rocce eruttive (porfidi, tufi piroclastici, ecc.);
  • le grotte di degradazione meteorica, che si formano per complesse azioni demolitrici fisico-chimiche determinate da agenti esogeni atmosferici, quali il gelo e il disgelo, l’azione solvente dell’acqua e dei gas contenuti nell’atmosfera, ecc. Le grotte sono presenti in tutti i tipi di rocce, non esclusi i graniti e le trachiti, come attestano i «tafoni» della Corsica e della Sardegna; cavità di questo tipo sono frequenti nei conglomerati a cemento calcareo;
  • le grotte di erosione eolica, che potrebbero essere comprese nel tipo precedente, sono dovute all’intensa deflazione e alla denudazione operata dal vento su rocce già preda di altri agenti de-gradanti dell’atmosfera;
  • le grotte d’erosione fluviale, scavate dal moto turbinoso delle acque correnti sul fondo o sui fianchi del letto roccioso in forte pendio di un fiume, là dove si restringe la sua sezione trasversale;
  • le grotte d’erosione marina, generate dall’azione del moto ondoso sulle pareti rocciose di ripide coste, là dove minore è la resistenza della roccia battuta dal mare. Sono notissime sulle coste italiane tirreniche (Circeo, penisola Sorrentina, isola di Capri) e del basso Adriatico (Polignano a Mare). È nota fuori d’Italia la famosa grotta di Fingal, scavata nei basalti colonnari dell’isola di Staffa, nelle Ebridi esterne. Per analoga azione si formano le grotte d’erosione lacustre sulle rive dei grandi laghi;
  • le grotte di ghiacciaio, talora abbastanza vaste, scavate dall’ablazione inferiore dei ghiacciai per effetto del calore restituito dalle acque di fusione e dal calore terrestre. Queste cavità sono note allo sbocco dei torrenti subglaciali delle nostre Alpi; di minori dimensioni sono le grotte di nevaio, che per analogo processo si formano nelle masse nevose;
  • le grotte carsiche o grotte di corrosione, che comprendono la maggior parte delle cavità naturali sotterranee e rappresentano una tipica manifestazione della complessa morfologia carsica.
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