Giappone e Svezia sono due Paesi leader per quanto riguarda l’edilizia ecologica, e questo progetto che vede unite due aziende giapponesi e una svedese lo dimostra. Vediamo insieme di che cosa si tratta e in cosa consiste.

Il primato della Svezia

La bioedilizia è un settore decisamente in crescita, al punto che riesce a fatturare oltre 90 miliardi di dollari annui e su cui stanno puntando tantissime aziende. La bioedilizia costruisce ogni tipo di edificio, da quelli che accolgono i rifugiati alle abitazioni di lusso, con tutte le tecnologie possibili e immaginabili sul mercato. Questo testimonia che la bioedilizia c’è, cresce e si espande continuamente. Tra le nazioni leader in questo settore c’è la Svezia, che è al primo posto nel mondo per quanto riguarda case e altri immobili prefabbricati (ma non pensate che in Italia siamo arretrati: tutto il contrario, occupiamo il quarto posto).

In Svezia, infatti, quasi tutte le case sono realizzate con componenti in legno, che si riconferma un materiale flessibile e resistente, ed ecologico. E IKEA che, come sappiamo, è un’azienda svedese leader nel settore dei mobili a buon mercato, non ci ha pensato due volte a buttarsi in questo mercato, divenendo anch’essa produttrice di case prefabbricate con una gamma di abitazioni economiche per rifugiati (costano 1250 dollari) che sono modulari e decisamente più sicure delle tende.

Ma il Giappone è subito dietro

Ma se si parla di avanguardia e tecnologia, si parla prima di tutto del Giappone. Infatti anche questo Paese è tra i leader delle case prefabbricate in legno, settore in cui si è specializzato addirittura negli anni 60.

Questo successo lo deve a due fattori principali: l’economia giapponese, dal momento che proprio negli anni Sessanta il Giappone ha avuto un enorme boom economico tra le nazioni più potenti al mondo, oggi terzo e un tempo secondo solo agli Stati Uniti. L’altro fattore è la cultura, perché i giapponesi sentono l’unione di tecnologia e natura (più per elevare la loro patria che per se stessi) ma anche perché l’arcipelago giapponese si trova in una zona altamente sismica, per cui bisogna continuamente cercare soluzioni sicure e il meno distruttibili possibile.

Azienda di punta, che potrebbe stupire qualcuno, nella bioedilizia giapponese e globale è Toyota, quella che tutti più conosciamo come azienda che produce automobili. Ma la stessa azienda dal 1975 si è buttata nel prefabbricato in legno, che le porta addirittura 262 miliardi di dollari. Ma non è l’unica: a farle compagnia in questo glorioso settore c’è anche una sua connazionale, Muji: se farete un viaggio in Giappone o se lo avete già fatto potete riconoscere i prefabbricati di quest’azienda grazie al loro iconico stile minimalista, dietro cui si nasconde un’attenta e rigida volontà di riduzione degli sprechi. In Giappone molti la ricordano per un suo particolare concorso: dopo la costruzione della sua Window House – 80 mq posti su due piani e finestre “borderless” a dimensioni irregolari – l’azienda offrì a un vincitore molto fortunato di provare la casa per due anni senza pagare alcun affitto, dando in cambio dei feedback. Al termine dei due anni, l’individuo ha potuto arredare la sua casa con oggetti proposti direttamente da Muji.

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