Masaru Emoto è morto da qualche tempo e con le sue teorie ha suscitato davvero grande clamore. Lo studioso giapponese è venuto a mancare lo scorso 17 ottobre. Grazie al suo lavoro sui cristalli di ghiaccio, che ha fotografato al microscopio e documentato, è diventato famoso in tutto il mondo. Sosteneva che l’acqua fosse in grado di rispecchiare fedelmente gli stimoli visivi o sonori ai quali è esposta per un certo tempo. Secondo il ricercatore di Yokohama la forma più o meno armoniosa dei cristalli è legata all’esperienza che l’acqua ha vissuto prima di essere congelata: se è stata esposta a pensieri positivi ed elevati, a un ambiente naturale e sereno, sono armoniosi e perfetti. Se, invece, è entrata in contatto con pensieri, immagini o situazioni violente o un ambiente inquinato, i cristalli sono deformati, come se avessero subito un forte stress.

Ma come si fotografa l’acqua?

Un campione viene diviso in 50 parti ciascuna di ciascuna di circa 0,5 centilitri messi in contenitori che poi vengono congelati a una temperatura di circa meno 30 gradi per tre ore. Quindi i campioni vengono estratti e la formazione della calotta viene esaminata al microscopio e e fotografata. Da uno stesso campione d’acqua vengono ottenute 50 fotografie. Una volta che il campione viene estratto dal congelatore, poichè la temperatura esterna è più alta a causa della luce del microscopio il ghiaccio inizia subito a sciogliersi. Perciò la foto deve essere fatta entro due minuti. Per questo chi la scatta deve essere molto veloce e abile.

I cristalli osservati sono tutti uguali?

Nelle 50 foto se ne vedono simili e diversi. Proprio come c’è somiglianza e diversità nei caratteri umani. Di questi scatti, comunque, ne vengono considerati attendibili solo la metà, cioè circa 25. In questi si vedono alcuni cristalli diversi e alcuni che si assomigliano. Ed è importante quali scegliere. Esaminando tutti i 50 campioni, alla fine possiamo fare una valutazione generale sulla qualità dell’acqua.

La forma, la simmetria e la perfezione dei cristalli, dunque, sarebbero direttamente proporzionali all’esperienza che l’acqua ha vissuto?

Se l’acqua si trova a vivere esperienze positive, i cristalli fotografati saranno di particolare bellezza: simmetrici e perfetti. Se invece viene conservata in un ambiente in cui ci sono persone nervose, in competizione tra loro, quindi in un ambiente con energie negative, i cristalli saranno deformati quasi se fossero essi stessi sottoposti a stress.

Liquidi diversi che hanno avuto le stesse esperienze forniscono cristalli identici?

Non è possibile la somiglianza totale. Nel mondo dei cristalli è impossibile che ci siano copie identiche. Anche se si prendesse la stessa acqua dalla stessa bottiglia, ci sarebbero solo delle somiglianze, ma non dei cristalli identici.

Se, come è noto, il nostro corpo è costituito per il 75% da acqua, è possibile che l’ambiente esterno lo influenzi?

Le acque comunicano sempre. Quando se ne accostano due tipi diversi, si trasmettono informazioni, influenzandosi tra loro. Un’acqua più carica di energia trasmette informazioni a un’altra. Quindi le molecole di quella che sta dentro il corpo comunicano con quelle che si trovano nel vapore acqueo tutto intorno a noi. Se ci troviamo in un buon ambiente, allora l’acqua che si trova nel nostro corpo si carica di energia positiva. Nel caso in cui l’acqua del nostro corpo non sia buona, allora le informazioni cattive aumentano. Una cattiva ondulazione influenza anche l’ambiente esterno. Nella nostra epoca siamo spesso costretti a vivere in ambienti difficili, quindi ci dobbiamo sforzare di migliorarli e di bloccare le informazioni dannose.

L’acqua da sempre rappresenta l’esistenza e molte popolazioni nel tempo l’hanno sempre identificata come l’origine della vita stessa. Se l’acqua avesse realmente una memoria, ci troveremmo di fronte a un sistema di comunicazione ancora sconosciuto.

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