I colori in natura

In natura i colori sono svariati, e possono dipendere o dalla presenza di particolari sostanze coloranti (pigmenti), o da fenomeni fisici diversi. Nel primo caso si hanno parecchie sostanze producenti colori diversi come il rosso, il giallo e l’aranciato dalle carotine e dalle porfirine, e il verde dalla clorofilla.

Negli animali queste sostanze hanno spesso sede sottocutanea e talvolta presentano diverse reazioni secondo particolari sollecitazioni esterne che possono modificare i colori in seguito ad adattamenti ambientali o a specifiche forme di impressionabilità da parte dei soggetti. Casi tipici sono, ad esempio: il colore scuro degli animali abitanti nelle zone fredde, in contrasto coi variopinti colore di quelli viventi in località calde; il dimorfismo stagionale, cambiamento di colore a seconda delle stagioni, comune a molti animali.

Anche la luce interviene nel mutamento, come nel caso di animali viventi normalmente al buio e trasportati successivamente alla luce. Nelle piante in genere il colore è provocato dalla presenza di pigmenti; piú raramente da particolari fenomeni di riflessione o rifrazione. Il colore dominante è il verde, dovuto alla clorofilla; accanto a questo sono sovente presenti altri pigmenti che modificano profondamente il colore.

Talvolta invece dei cloroplasti contenenti clorofilla, troviamo cromoplasti contenenti xantofilla o carotina, pigmenti che danno una colorazione gialla o rosso-aranciata. Altri pigmenti assai diffusi sono: le antocianine, disciolte nel succo cellulare, che forniscono i colori piú smaglianti sia ai fiori sia ai frutti (porpora, violetto); l’antoclorina, che provoca un colore giallo (limone); l’antofeina, bruna; i lipocromi, gialli o arancione, dei funghi; la» atterioviridina, affine alla clorofilla, e la batteriopurpurina, colorante in roliso.

Nei fiori, il colore bianco, per lo più provocato dalla presenza d’aria negli spazi intercellulari che riflettono la luce invece di assorbirla; il colore nero è invece causato dai flobafeni, sostanze di natura tannica, dai fitomelani, composti ricchi di carbonio, o da cause fisiche. Nei minerali i colori hanno una grande importanza in quanto servono per la classificazione; possono essere metallici o ordinari. I primi si possono osservare per riflessione, i secondi per trasparenza; i minerali privi di lucentezza metallica infine sono distinti in idiocromatici e allocromatici, a seconda che abbiano colore propri o se il loro colore è provocato da pigmenti. I colori dei minerali sono indicati nella scala studiata dal Werner. Prima dello studio spettrografico delle stelle, grande importanza aveva la determinazione del loro colore, essendo esso riconosciuto in relazione alla loro temperatura.

La scala piú in uso per la stima del colore é quella stabilita dal Vogel che parte dai tre colori fondamentali : bianco, giallo e rosso.

I colori nell’arte

Si distinguono in pittura i colori fondamentali, rosso, giallo e azzurro, che combinati a due a due, danno i colori binari: aranciato, verde o violetto. I colori fondamentali, combinati fra loro secondo diverse tonalità, danno luogo ai colori smorzati o ternari. Particolari accostamenti modificano il tono ed il valore del colore, il primo inteso come qualità, il secondo come intensità luminosa e chiaroscurale del tono. L’uomo delle caverne usò gli unici colori a sua disposizione: il nero del carbone ed il rosso del sangue animale, cui ben presto seguirono le ocre delle quali è ricco il terreno. Egizi, popoli orientali, Greci e Romani usarono colori minerali, ottenuti in vario modo, ma non ignorarono i colori di origine organica, tratti tanto da vegetali quanto da animali. I principali colori noti all’antichità, e che in pratica non subirono mutamenti sino al ‘500, furono: il bianco (calce diluita o crete speciali), il giallo (ocre o solfuri naturali), l’azzurro (miscugli vari in cui predominavano composti del rame, oppure con lapislazzuli), il verde (composti naturali del rame, e in modo particolare, il comune verderame), il rosso (solfuri, come cinabro, resine vegetali, ematite, alcune ocre rosse, coloranti animali, come la porpora del murice), il nero (carbone naturale o carbone ricavato dalla combustione di sostanze organiche diverse). A questi, in epoca successiva, altri pigmenti si aggiunsero senza importanza preponderante; alla fine dell’800, le scoperte della chimica trasformarono l’industria dei coloranti. Grande valore ebbe l’introduzione dei colori all’anilina che si sostituirono a quelli vegetali data la loro composizione piú costante e di minor costo. Nella grande varietà dei colori usati nel moderno disegno, e che implicano particolari tecniche, si ricordano i colori ad olio, all’acquarello, a tempera, i gessetti, i pastelli, i colori a cera, i diffusi inchiostri coloranti ad alcool.

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