Il soffitto indica la superficie inferiore di una struttura portante o no, generalmente orizzontale, e quindi la superficie superiore di un ambiente, che può avere una forma architettonica semplice o particolare, adatta a creare in certi casi alcuni effetti decorativi, ed è di esclusivo impiego se riferito a tale carattere architettonico.

A cosa serve il soffitto?

Comunemente però il termine viene usato anche per indicare la struttura destinata a creare una superficie continua su di un ambiente, struttura però distinta da quella della soletta, e denominata propriamente soffittatura o controsoffitto. Sin dalle epoche più antiche il soffitto ha avuto grande importanza come elemento decorativo di ambienti destinati a particolari impieghi ed a tale scopo può essere variamente decorato con dipinti, intarsi, stucchi, ecc. Tipo di soffitti di particolare effetto architettonico e di impiego diffuso già presso i Greci e Romani antichi è quello cosiddetto a cassettoni.

Se la funzione del soffitto è essenzialmente decorativa, soprattutto pratica è invece quella della soffittatura che può essere realizzata per vari motivi, e cioè, per coprire le irregolarità della superficie inferiore della soletta o solaio, oppure per ottenere una superficie avente particolari qualità acustiche, oppure per creare uno spazio (intercapedine) atto alla sistemazione di tubazioni, cavi, ecc., o alla creazione di una camera d’aria onde isolare termicamente gli ambienti dell’ultimo piano dall’esterno, ecc.

Tipologie di soffitti

Le soffittature sono di vario tipo e forma a seconda del particolare compito cui sono destinate ed a seconda del locale di cui devono costituire la superficie superiore; non dovendo portare che se stesse, sono strutture leggere, generalmente applicate alla struttura sovrastante, oppure di carattere indipendente nel caso in cui quest’ultima sia costituita da un semplice tetto a capriate.

I tipi principali di soffittatura comprendono:

  1. quello a graticcio continuo, costituito da una rete di filo di ferro galvanizzato, a maglie di circa mezzo centimetro, oppure da lamiera stirata, o da stuoie di canne (quest’ultime ormai in disuso per la combustibilità e facilità di annidamento di insetti), alle quali viene applicata una prima spruzzatura con cemento e sabbia molto fluida e poi l’intonaco a calce o gesso;
  2. quello ad elementi laterizi, costituito da tavelle e tavelloni forati molto sottili e nei cui incavi si fanno passare dei tondini di acciaio agganciati alle travi superiori mediante supporti di varia lunghezza, tale da poter assumere varie forme, dalla piana a quella inclinata o curva;
  3. quello ad elementi di legno, formato da listelli di legno (cantinelle), ai quali sono inchiodate delle tavolette perlinate, presentante un aspetto di un certo pregio ed impiegato per magazzini, palestre ed in genere per ambienti molto ampi e per cui si richiede il minimo peso; è naturalmente sconsigliabile per locali di abitazione e dove esiste pericolo di incendio;
  4. quello a pannelli in materiali diversi, quali le lastre di fibrocemento, incombustibili e molto resistenti; le lastre di fibra di legno, quali la masonite, faesite, ecc., preparate con procedimento chimico che le rende incombustibili; oppure lastre di alluminio forato e stucco contenenti lana di vetro, usate quando si voglia ottenere un elevato grado di isolamento termico e soprattutto acustico.
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