Sembrava un’emozione antiquata, da salotto borghese, risolvibile con l’aiuto dell’analista. Sembrava possibile, in nome dei nuovi tempi, dire. «Sono stato con un’altra, ma era come grattarsi il naso, amo solo te». A un certo punto noi-essere gelosi era considerata una scelta “moderna”, eppure non riusciva benissimo neanche a gente molto attrenata, del tipo Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.

Ha ragione Giulia Sissa, storica dei comportamenti e delle idee, docente all’Università della California, Los Angeles (Ucla) a proporre un ribaltamento della prospettiva. In un saggio bello e temerario, scritto come un romanzo, La Gelosia. Una passione inconfessabile difende il diritto alla “collera erotica”, la libertà di ammetterla, il coraggio di affermarla in modo chiaro e forte. La gelosia non è soltanto inevitabile, è onesta. Spiega: «Troppo spesso la identifichiamo con le sue versioni patologiche, la trasformiamo in caricatura, la confondiamo con l’invidia. Dev’essere per forza sintomo di Sicurezza o narcisismo. Deve rivelare eccesso d’immaginazione o mancanza di fiducia in se stessi o negli altri. La disprezziamo in quanto volontà di possedere un’altra persona, come se fosse una cosa. Dichiariamo solennemente di non essere gelosi. Io ho scritto il libro per dire no a questa intimidazione, frutto di una rimozione culturale. Non è vero che la gelosia dipende dal nostro carattere, dalla nostra infanzia, dalla nostra nevrosi. Nella vita, così come nella letteratura, nell’opera e nella canzone, chi è geloso lo diventa perché qualcosa è successo. Un evento distrugge la fiducia, destabilizza i legami affettivi, ci fa sentire meno attraenti di altri, fa crollare quello che era (o sembrava) un rapporto singolare e reciproco. Siamo onesti: l’amore non ha niente a che vedere con la proprietà privata, ma è il suo contrario. È un desiderio di essere desiderati. È il progetto di farsi amare». Arriva alla stessa conclusione, partendo da un lungo lavoro di autoanalisi, il regista Philippe Ganci che ha diretto i figli, Louis ed Esther, in uno dei suoi film meno noti, La jakusie, psicanalisi familiare dietro la macchina da presa. Dice Garrel: «Tutti i miti di libertà nella coppia, di cosciente modernità, non ci mettono al riparo da dolore. E non perché si vuole possedere l’altro, ma per l’affetto che ci viene tolto».

È una resa, dopo tanti discorsi sull’autonomia individuale. La gelosia è umana, è legittima, è frutto (anche) del bisogno di felicità. Louis Garrel, che interpreta la parte del nonno Maurice, rivive l’amore ineluttabile per un’attrice libera e inquieta, salvo poi esserne deluso (lei lo lascia, lui si spara, ma non muore). Il regista racconta l’abbandono, la gelosia provata da bambino per la donna che il padre amava, l’ansia che trasforma ogni gesto in una prova, pro o contro. Anche Philippe Garrel ha avuto un bel tormento decennale con Nico, cantante rock dei Velvet Underground, e suo figlio Louis, oggi in coppia con Laetitia Casta, ha provocato la gelosia di Valeria Bruni Tedeschi, sua compagna per sette anni, causa il fulmineo innamoramento per l’attrice iraniana Golfitesh Farahani. Nessuno si salva. La gelosia di Victoria Beckham, tutt’altro che priva di ragioni, è leggendaria. David è un po’ farfallone e lei lo marca stretto. Ha licenziato un’assistente troppo espansiva, si è allenata col perdono, ma guai a entrare nel suo radar. Kim Kardashian ha vietato a Rihanna di andare da sola nel camerino di KanyeWest, e se lui, a una festa, flirta con un’altra, gira sui tacchi e lo trascina via. Quanto alla Jolie, i misteri del suo matrimonio con Brad Pitt, dato per spacciato almeno una dozzina di volte, sono insondabili. Adesso, dicono sia in allerta per colpa di Sienna Miller (Brad è il produttore di The Lost City of Z,lei è la protagonista), tanto da aver proibito al marito di andare sul set in Irlanda, monopolizzando l’attenzione sul “loro” film, By the sea, il primo dove recitano insieme dopo il galeotto Mr. e Mn. Smith. Non che Brad si sia risparmiato un paio di scenate quando Angie recitava con Johnny Depp in The Tourist. Depp a sua volta se l’è proprio cercata. La nuova, post-adolescente signora, Amber Heard, è un tipo pansexual alla Miley Cyrus e si capisce che lui non gradisca l’amicizia troppo stretta con la fotografa bisex Tillett Wright, attivista nella comunità gay e produttrice del progetto Self Evident Truths, raccolta di testimonianze fluide da parte di gente che si definisce «tutto fuorché eterosessuale». Poi, i giornali di gossip montano la panna, ma è vero che Amelia Warner, moglie di Jamie Dornan, ha tentato di convincerlo a rifiutare il sequel di 50 sfumature di grigio (che moltiplicate per tre film sarebbero 150). Nudo e avvinghiato a Dakota Johnson per un’intera trilogia, ce ne vuole di pazienza…

Celebrità come Eva Longoria e Sandra Bullock hanno scoperto il tradimento dei loro ormai ex mariti nello stesso modo in cui ragazzi e ragazze setacciano social network e conversazioni su WhatsApp. La gelosia ha la sua reincarnazione digitale, segno che i mezzi cambiano, ma i sentimenti sono gli stessi raccontati dagli autori classici che Gulia Sissa frequenta. «Non solo i principi del mondo antico valgono ancora», sostiene, «ma sono più adatti a noi rispetto a filosofie morali e politiche del secolo scorso. L’affetto è diventato importantissimo nell’etica contemporanea. L’individuo democratico attribuisce valore ai sentimenti. Smettere di negare o rimuovere il dolore, ammettere la pro-pria collera: è questo il rispetto dell’amore, proprio e altrui. Per gestire i flussi di messaggini vale sempre il motto di Ovidio: “Ne tange tabellas!”, giù le mani dalle tavolette, quelle antiche, ricoperte di cera, come quelle digitali. “E se scrivi, cancella bene!”». Prosegue: «Oggi dire “sono gelosa” è un atto di coraggio. Si tace per non fare brutta figura. È terribile perdere il desiderio di chi si ama. E difficile ammettere la propria vulnerabilità. Per proteggersi ci si lascia tentare dalla tattica stoica: “Non importa, non sento niente”. Per di più ci si scontra con la medicalinazione dell’amore (che piace tanto agli esperti). E si deve sfidare l’intimidazione politica. Per non parlare del ridicolo. I gelosi sono soli. Alle donne soprattutto, si impone di non esserlo. E per essere all’altezza ingoiano le lacrime». Jada Pinkett Smitt, di cui le cronache pettegole narrano le frequenti visite alla terribile divorzista Laura A.Wasser detta DissoQueen, assicura di non essere gelosa. «Will può fare quello che vuole, deve rispondere a se stesso, non a me». Eventualmente all’avvocato. E arriviamo allo sdoganamen-to dell’adulterio. Perché no? Almeno così la gelosia ha un senso, diventa carburante per il motore del desiderio. O un campanello d’allarme. Secondo la psichiatra Donatella Marazziti, la gelosia ci avverte quando un intruso si inserisce nella coppia e ci spinge a riscoprire la persona che abbiamo accanto. Fa saltare i freni inibitori, provocando comportamenti così irrazionali da diventare una toccante dichiarazione d’amore. Ma è complicato. Insiste Giulia Sissa: «La seduzione e l’infedeltà fanno piacere. Il problema è quando il piacere di uno diventa il dolore dell’altro. Questa sofferenza è ciò che rifiutiamo di vedere. Disprezziamo la gelosia come se fosse un difetto, mentre è il risultato di una reciprocità distrutta». Ma come si può usare questo dolore in positivo? L’autrice cita un’esperienza personale: «Ho goduto e ho sofferto. Il piacere non è solo sessuale La situazione erotica dà tono, crea euforia. La sofferenza invece è difficile da descrivere, se non ripetendo metafore letterarie. Mi riconosco nei personaggi di Euripide e Stendhal, confesso, come nelle canzoni di Mademoiselle K. e di Vasco Rossi. Posso parlare come Saffo e come John Lennon. Rabbrividivo dentro. Che cosa ho fatto della mia esperienza? Sono diventata ancora più epicurea. E ho scritto una storia della gelosia». Ognuno ha i suoi esorcismi.

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