Il rallentamento della Cina non preoccupa Ennio Doris: il banchiere anzi è convinto che avrà conseguenze positive per i mercati.
Altro che crisi, è una manna per il mondo produttivo»: è sempre lui, Ennio Doris. Il più grande banchiere privato d’Italia, fondatore di Mediolanum, ma anche il protagonista di una seguitissima rubrica radiofonica su Rt1 che si chiama L’ottimista. «L’economia cinese ha rallentato un po’, dal 7 per cento cresce al 6,5, forse al 6. Questo significa calo dei prezzi delle materie prime e del petrolio, e calo dei tassi. Un’ottima opportunità! Ma io dico sempre ai risparmiatori: fate in modo che fasi come questa non passino invano!». E il bello è che sul lungo termine Doris ha sempre avuto ragione: lo dimostrano i conti delle gestioni della sua Banca Mediolanum.

Però se la Cina si ferma, il mondo trema…

Il ribasso del greggio e dei tassi sono gli anticorpi dell’economia per guarire dalla crisi. Se la crisi continua, gli anticorpi si rafforzano. E poi intervengono i governi e le banche centrali: la Cina ha preso provvedimenti per abbassare il costo del denaro, immettere liquidità e stimolare i consumi interni, tutto giusto. Gli Usa crescono bene, hanno la piena occupazione, la Fed voleva alzare i tassi per evitare un surriscaldamento dell’economia ma credo che aspetterà fino a gennaio pèrché l’inflazione è bassa.

Ma quanto può durare questa stasi dei prezzi? Secondo me il basso costo dell’energia è destinato a durare: per la politica dei Paesi arabi e perché gli Stati Uniti hanno quintuplicato la produzione interna con lo shale oil e lo shale gas. E non dimentichiamo l’energia solare: l’anno prossimo 36 Stati Usa su SO produrranno energia dal solare a costì più bassi che bruciando il petrolio. E nel solare non c’è cartello che tenga: è una tecnologia democratica, il sole è di tutti.

Perché i mercati non sono ottimisti come lei? Difficile dire se questi cali siano un fenomeno estivo o no, quel che è certo è che l’economia produce i suoi anticorpi contro le crisi.
Le prospettive di lungo termine sono molto, molto buone. E quando i mercati scendono è il momento delle opportunità. Naturalmente con la massima diversificazione.

Cioè? Se si confronta l’indice delle Borse mondiali di Morgan Stanley con il grafico del Pil dal dopoguerra ad oggi, vede che le Borse crescono col Pil, che sale sempre, ma il grafico si attorciglia attorno alla linea del Pil andando al di sotto o al di sopra come un serpente su un ramo… Però la tendenza è sempre verso l’alto. Chi ne tiene conto e investe su tutte le Borse, guadagna. Ma l’Italia non cresce. Cresce meno di altri, ma il mondo sta trascinando anche noi. Ceno, il nostro sistema deve confrontarsi con gli altri. Quindi conta la pressione fiscale, perché gli investimenti vanno dove ci sono meno tasse e meno burocrazia. E in questo senso, si sa, abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare.

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