Ioniche e surreali. Sono le opere esposte alla Biennale cubana. Dal 22 maggio.

Per le loro opere utilizzano oggetti riciclati, fumetti, wall painting, pezzetti di legno vecchio, videoclip. Si rifanno al surrealismo, all’Africa della santeria e delle religioni sincretiche, amano performance e installazioni e usano l’ironia come strumento di denuncia delle difficoltà della vita quotidiana. Sono gli artisti della vecchia e nuova avanguardia cubana. Quotati e richiesti all’estero, sono i protagonisti della Biennale d’arte contemporanea dell’Avana, che dal suo esordio nel 1984 si è affermata come una delle più sperimentali, low budget e alternative del globo. Per un mese, gallerie, antichi conventi, palazzi coloniali e patios si popolano di scuolture, tele, incisioni, disegni, fotografie e installazioni. In mostra opere di artisti cubani affermati come Lazaeo Saavedra ed emergenti come Reiner Nande, e di nomi del panorama artistico internazionale come lo statunitense Joseph Kosuth, il cinese Lin Yllin, l’italiano Michelangelo Pistoletto. Occasione preziosa per visitare la capitale di Cuba prima che la ripresa dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti (congelati dal 1962), sigillata a Panama dalla storica stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro, rischi di trasformarla in una meta turistica come le altre. Visita che non può che partire dal Malecon, il lungomare, dove l’Avana comincia e finisce. E’ qui che la gente si ritrova, per chiacchierare, tirar tardi,, portare a spasso i bambini, improvvisare feste, ballare. Il Malecon per gli avaneri è il salotto di casa, il bar di quartiere, un posto intimo dove ci si mette a proprio agio. E’ qui che l’Avana mette in mostra, come su una sinuosa passerella, le sue tante anime; i palazzi del barocco coloniale, altezzoso come quello spagnolo e illanguidito dai Tropici, le linee stilizzate del liberty macchiate dai colori sfacciati dei Caraibi, i monumenti di pietra porosa che respira con il vento dell’Atlantico, i primi grattacieli in stile Usa. E’ qui che la storia ha piazzato i suoi palcoscenici dal coloniale Castillo de San Salvador de Punta, una delle sentinelle della baia, all’hotel Riviera, fatto costruire negli anni 50 dal mafioso Meyer Lancky. Lasciato il lungomare inoltratevi nelle strade dell’Habana Veja, il cuore antico della capitale (sotto protezione dell’Unesco), che con i suoi 5 kmq è il più grande centro coloniale dell’America Latina. Qui si concentrano i più bei monumenti dell’Avana. La settecentesca cattedrale, uno dei simboli di Cuba, con la sua facciata in calcare corallino che lo scrittore Alejo Carpentier definì musica trasformata in pietra: nicchie, colonne, fregi e due grandi campanili asimmetrici. Plaza de la Catedral che vanta altri magnifici palazzi (il Palaco del Conte Lombillo, sede del museo dell’educazione, il Palacio de los Marqueses de Arcos e il Museo de arte Colonial). Plaza Vejia, altro simbolo della Cuba coloniale con la sua forma irregolare dove affacciano edifici di quattro secoli diversi, Plaza de Armas, la più antica piazza della capitale, calle Obispo, i bar amati da Hemingway, Il Floridita e la Bodeguita del Medio. All’Havana Vieja ci sono anche gli alberi più belli della città, come il Marques de Prado Ameno, ricavato da una casa coloniale del XVII secolo con un bel patio scandito da archi e colonne in pietra.

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