Con il termine di nomofobia si definisce in generale la paura o lo stato d’ansia che viene generato dall’impossibilità ad utilizzare un cellulare. Ampliando un po’ il concetto, questo stato di malessere può presentarsi in diverse occasioni: quando non c’è copertura di rete, quando la batteria sta per esaurirsi e comunque quando non è possibile per altri motivi adoperare uno smartphone per controllare account social e connessioni varie. Si tratta di un altro dei cosiddetti “mali del nuovo millennio”, una di quelle malattie della psiche che i nostri avi nemmeno avrebbero potuto lontanamente sognare. Eppure, è tutto maledettamente vero.

Alcune statistiche interessanti sul fenomeno
Il termine Nomofobia nasce da no-mobile-phone-phobia, ed è stato utilizzato per la prima volta in Gran Bretagna dopo un sondaggio lanciato dal Post office Ltd. In quell’occasione si è rilevato come il 53% degli utenti di telefonia nel Regno Unito abbiano sofferto di ansia e paure da distacco dal proprio telefonino. Secondo un altro studio realizzato successivamente, sempre oltre Manica, la percentuale sarebbe salita fino al 66%. Che anche dalle nostre parti ci sia un uso “patologico” degli smartphone è un dato di fatto e non servono nemmeno tanti studi scientifici per certificarlo. Basta andare in giro per le strade per accorgersi che pedoni di ogni età attraversano la strada con gli occhi fissi sul cellulare o di tante altre che si lasciano distrarre alla guida da messaggini e social network, rappresentando un pericolo per loro stessi e per gli altri.

Di questa iperattività virtuale stanno pagando le conseguenze i rapporti interpersonali, con cene e viaggi sempre meno momenti di interscambio culturale. Ciascuno si chiude nel suo smartphone con conseguenze importanti anche dal punto di vista comportamentale. Nuove patologie stanno prendendo piede per questo abuso di cellulari e tablet, ormai catalogate in un settore preciso e definito con la voce di “tecnopatie”.

Come individuarla e curarla?
Spesso chi soffre di nomofobia non si accorge minimamente di essere dipendente dal proprio smartphone o da una connessione mobile. I segnali, però, sono facilmente individuabili: se andate in panico o diventate ansiosi perché uscendo di casa vi siete accorti di aver lasciato il cellulare a casa, si tratta del primo campanello d’allarme. Vi sentite stressati e controllate spesso lo smartphone a caccia di notifiche dai social network, anche quando siete a letto? Avete finito i Giga e non potete sapere se avete ricevuto proprio in quel momento messaggini su WhatsApp? Si tratta di segnali inequivocabili del fatto che siete dipendenti dal vostro dispositivo.

Il primo consiglio che vi si può dare è quello di rivolgersi ad uno specialista, magari facendosi consigliare dal medico curante. La nomofobia, così come le altre tecnopatie, hanno fatto nascere associazioni e centri che si occupano delle terapie di disintossicazione dai dispositivi tecnologici. Anche se vi armate di pazienza e decidete di staccarvi per un po’ di tempo dal cellulare, infatti, spesso non si riesce a “guarire” da soli e le terapie di gruppo possono rappresentare la soluzione migliore. L’obiettivo, comunque, non può essere l’addio per sempre alla tecnologia, ma un uso controllato, consapevole e responsabile.

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