In senso generico, l’impressionismo e la rappresentazione della realtà attraverso un’idealizzazione, un’interpretazione personale dell’artista, una rapida esecuzione che si limita a suggerire perciò impressione  che l’oggetto ha provocato sull’artista, stato d’animo quindi che egli si sforza di trasmettere nell’osservatore.

In questo senso impressioniste sono già alcune pitture dell’antichità, specie quelle di età ellenistico-romana, e poi anche modi pittorici caratteristici di diversi artisti che si manifestano attraverso momentanei, particolari accostamenti di colori, sfaldati dalla luce, suggeriti quindi piú che imposti da un adeguamento alla realtà. In senso specifico con impressionismo si indica quel particolare movimento artistico promosso nella seconda metà del secolo scorso, a Parigi, da un gruppo di artisti; il nome derivò da un dipinto di Monet apparso alla prima mostra del gruppo, quella tenutasi nel 1874 presso il fotografo Nadar.

Questi artisti, tra i quali particolarmente vanno ricordati per la loro comunanza, almeno nel primo periodo, Manet, Monet, Sisley, Pissarro, Degas, Renoir e Cézanne, instaurarono in campo pittorico una nuova concezione artistica ed una nuova tecnica. Furono infatti innanzitutto naturalisti, non riconoscendo che nella natura il principio dell’elaborazione artistica, nella natura in quanto termine della sensazione; accettarono pertanto soggetti di ogni genere, paesaggi, ritratti, nature morte, purché interpretabili sino ad una trasfigurazione ideale della realtà.

Furono inoltre innovatori nel campo della tecnica, soprattutto riconoscendo la grande influenza della vibrazione luminosa e, di conseguenza, negando. la presenza in natura di quello che era sino allora stato il chiaroscuro accademico e sostituendo ad esso rapporti tonali, e quindi di luce, ottenuti solo attraverso il contrasto dei colori; sorge così il concetto del colore puro, la cui luminosità è sufficiente a farlo palpitare e quindi vivere.

A questi concetti si ispira tutto il gruppo degli impressionisti, compatto dapprima quindi diviso quando ogni artista viene a perseguire la propria strada attraverso una particolare tecnica e quindi una particolare soluzione di quei problemi che l’impressionismo aveva appunto impostato. Cosi da un lato Monet si preoccupa in senso profondamente scientifico dei rapporti dei colori, Pissarro e Seurat sulla stessa strada giungono al divisionismo, Cézanne si esprime attraverso un’impostazione formale delle cose. Cosi, sulla strada degli impressionisti (accanto e contemporaneamente ai quali, per altre vie, anche i macchiaioli toscani impongono una pittura impressionista) procede tutta la pittura moderna sin dagli ultimi anni del secolo scorso; ad essi si ricollegano Gauguin, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, quindi impressionisti tardi post-impressionisti fino alle estreme conseguenze dei cubisti e dei fauves; Parigi influenza direttamente o indirettamente tutti i maggiori artisti dell’epoca, francesi e stranieri; in Italia De Nittis, Zandomeneghi, Mancini e Spadini, in Germania Liebermann, in Belgio Ensor, Evenepoel e Wouters, in Olanda Jongkind, negli U.S.A. Sargent, Cassat, Hassam e Twachtmann. Tutta l’arte moderna deriva da essi, dalla loro tecnica, ma specialmente dal loro tentativo di pervenire ad un rapporto artistico tra arte e fantasia, tra soggetto ed oggetto. E questo non solo nel campo pittorico, ma anche in quello plastico; e qui non si dimentichi, accanto all’attività di diversi artisti che furono anche scultori, il maggiore modellatore impressionista, Medardo Rosso.

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1 commento

  1. Salve Mariella, volevo chiederle di chi è il quadro messo come sfondo al titolo, è meraviglioso!!
    Baci.

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