Nel senso più lato la parola città rappresenta un centro di popolazione che si trova all’incontro di vie importanti per il trarne con gran numero di case, di edifici pubblici, strade e numerosi abitati che in esso vivono e lavorano. La città, tanto come sede di collettività umana quanto come nucleo caratteristico di convivenza sociale, è oggetto principale di studio dell’urbanistica.

Il sorgere primo di una città, la sua ubicazione e il suo sviluppo sono argomenti che si riferiscono ad alcuni de più notevoli capitoli della cosiddetta geografia delle sedi e dipendono di fattori geografici, fisici ed antropici. Tra i primi ricordiamo il sito o topografia (città di fiume, di ponte, di guado, ecc.), l’acqua potabile, la natura del suolo e del sottosuolo, il clima, la facilità o difficoltà di estendersi, la posizione geografica rispetto all’interesse delle regioni e degli stati vicini, alle vie di comunicazione, alle risorse naturali del territori circostante (materie prime, alimentazione, materiali da costruzione), ecc

Ogni città poi assume in genere una fisionomia propria in conseguenza delle condizioni locali o regionali, delle sue molteplici funzioni come organismo di sociologia urbana, delle sue industrie, dei suoi mezzi di tra sporto, del suo commercio, dei suoi servizi amministrativi, di protezione di sicurezza, delle componenti professionali della sua popolazione, ecc. A seconda delle attività svolte, le città si possono distinguere in commerciali, agricole, industriali, pescherecce, minerarie, universitarie, religiose militari, balneari, di cura o turismo, politiche (capitali), ecc.; rispetti alla localizzazione si possono avere città di colle o di rilievo, di valle, di ponte, di fiume, di estuario, di laguna, di delta, peninsulari e insulari, d stretto, di pianura, aperte, ecc.

La parti della città

Nei centri urbani, infine, di antica civili; e di complessa storia, si possono riconoscere tre parti: la città antica, la città vecchia, derivazione dal centro primitivo coi l’aggregazione di nuclei sorti al margine di esso; la città nuova, sorta in relazione al recente sviluppo economico del centro urbano e secondo in regolare piano topografico, prestabilito con precisa divisione in quartier e incontrasto topografico e costruttivo con le due precedenti. in base alla entità della popolazione le città si classificano in: piccole (con popolazione inferiore ai 50.000 abitanti); medie (con 50.000-250.000 abitanti e mediamente kmq. 20 di superficie); grandi (con 250.000-1.000.000 di abitanti e circa kmq. 150 di superficie); grandissime (con oltre 1.000.000 di abitanti e mediamente oltre kmq. 200 di superficie). La città insomma, nel suo pieno significato, è un’organizzazione sociale di grande ampiezza; essa risponde ad uno stadio di civiltà che certe regioni non hanno raggiunto e forse non raggiungeranno mai con le loro sole forze.

Le città nella storia greca e romana

L’origine delle città è un fatto essenzialmente storico: la sostituzione del regime urbano al regime di villaggio e cantonale sulle rive del Mediterraneo fu il capolavoro dei Greci e di Roma, e si può indicare la polis, la città antica, come il simbolo e l’espressione di una civiltà superiore. Visibilissimi ancora oggi, attraverso lo studio dei ruderi, sono i riflessi che ebbero sugli aggregati urbani le forme di governo e le credenze religiose degli Egizi, degli Assiri, dei Persiani e dei Medi. Le città hanno pianta a scacchiera, con disposizioni rigorosamente gerarchiche delle zone di rappresentanza e residenziali: al centro la cintata dimora del monarca, i templi, gli edifici pubblici e, tutt’attorno, una zona abitata dalle caste sacerdotali e guerriere; alla periferia i vasti quartieri delle abitazioni popolari (Menfi, Tebe, Ninive, Babilonia, Susa, Persepoli). Pure a scacchiera è prevalentemente la città etrusca (Vulci, Corneto, Volterra, Perugia). La polis greca risente invece dell’elevato clima intellettuale di un popolo per il quale i problemi estetici assumono grandissima importanza. La piazza pubblica, costituisce il centro attorno al quale si raggruppano in masse armoniche ed imponenti gli edifici d’interesse comune (il ginnasio, la palestra, lo stadio, i templi), che nella loro magnificenza contrastano con la modestia delle circostanti case di abitazione. L’urbs romana, parimenti, ha centro attorno al foro, dove si svolge la maggior parte della vita d’affari e di cultura della città. L’elemento però caratteristico e nuovo che più balza all’occhio nell’esame dell’edilizia urbana dei Romani è la croce stradale del cardus e del decumanus, che divide in quattro campi il rettangolo delle mura. Questi campi sono loro volta divisi in insulae più piccole, sempre rettangolari, con evidente derivazione dal tracciato del campo militare originale, il castrum (Aosta, Firenze, Torino, Colonia, Strasburgo). La denominazione delle porte (decumana, praetoria), presuppone una diversa funzione di esse.

Le città nel Medioevo

Le città del Medioevo, almeno sino a quando furono espressione d’una chiara concezione urbanistica, sono radiocentriche, ossia gli edifici rappresentativi (quali il duomo, il municipio, il castello feudale) danno origine a piazze centrali, dalle quali s’irradiano delle vie piuttosto strette e tortuose ma sempre dirette chiaramente alle porte praticate nelle mura di cinta (Milano, Bologna, Mosca, ecc.). La sinuosità dei percorsi aveva due motivi: sicurezza militare e difesa dai venti. Non tutte le piante delle città medievali furono però create su un piano predeterminato; sovente ebbero formazione spontanea. In tal caso gli edifici si raggruppano in vivace disordine e le strade sembrano collegate le une alle altre senza criteri di gerarchia. Individualismo senza disciplina ed irregolarità come sistema, contribuiscono però a comporre degli ambienti d’una indiscutibile suggestione pittorica. Non mancano tuttavia casi (come a Lucca, Verona, Pisa, ecc.) dove gli evidenti influssi della tradizione romana danno al complesso urbano una discreta regolarità di tracciato.

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